La politica è relazione

Consulenze, Corsi, Riflessioni

Lavoro spesso con politici che si mettono in discussione e hanno voglia di migliorare sul piano comunicativo. Trovo questo aspetto fortemente ammirevole.

Chi fa politica deve infatti necessariamente avere capacità comunicative buone, per farsi capire, per appassionare e per rendere chiare le proprie idee. E’ un elemento fondamentale, di correttezza. Chi è amministratore pubblico o comunque tratta di situazioni che riguardano tutti, deve curare la propria comunicazione e gli strumenti relazionali. Lo deve a se stesso e ai cittadini.

Doppia lode quindi ai politici consapevoli.

Le fake news e il giornalismo

Consulenze, Corsi, Eventi, Riflessioni

Ieri bellissima conferenza all’Ordine dei giornalisti della Valle d’Aosta. Assieme all’amico Giuseppe Rasolo, abbiamo fatto fare un percorso ai partecipanti nel mondo affascinante quanto inquietante delle false notizie e dell’intelligenza artificiale.
Come disvelare le falsità e come gestire l’intelligenza artificiale.
L’intelligenza emotiva e l’intelligenza artificiale: un connubio indispensabile

Se questo è un lavoro…

Consulenze, Corsi, Eventi, Riflessioni

Martedì sera il bellissimo ritorno a Roma “dell’aperitivo della simpatia”, poi sempre a Roma l’inizio di un percorso con docenti illuminati, poi una giornata intera con i manager a lavorare sugli antidoti al tecnostress, poi con ingegneri e geometri a lavorare sulla comunicazione nei cantieri edili e poi il 18 marzo un mare, anzi, una montagna di risate con i valdostani.
E poi basta? Nooooo, altro incontro a Torino con gli operatori della cooperazione e poi consulenze individuali e poi…altro ancora

Se questo è un lavoro…

L’intelligenza emotiva come atout della vita. Ne parlerò al Rotary di Courmayeur.

Eventi, Riflessioni

Secondo Daniel Goleman (il massimo esperto e studioso in materia), l’intelligenza emotiva incide all’80% sulla realizzazione personale e professionale di ognuno di noi. Non il 5,10 o anche il 20% che già sarebbe tanto.
L’80%. Eppure nessuno ce lo ha mai detto, nessuno ci ha mai spiegato cosa sia e quanto importante sia allenarla (è l’unica forma di intelligenza allenabile che abbiamo). In molti Paesi l’intelligenza emotiva è materia didattica nelle scuole. Ciò vuol dire che i bambini, i ragazzi, futuri adulti, vengono allenati a gestire le emozioni, per un benessere personale e collettivo, per relazioni personali migliori, insomma, per una vita e una società migliori.
I manager delle grandi aziende vengono selezionati, non solo sulla base delle competenze tecniche ma anche sulla loro intelligenza emotiva, perché per un’azienda è un fattore importante sul piano del clima aziendale e anche del fatturato.

Qui, in Italia, il nulla.
Brancoliamo nel buio emozionale. A fari spenti nella notte quotidiana, come direbbe Lucio Battisti. E poi ci facciamo male.
Per questo, i miei corsi e le mie consulenze si basano sull’intelligenza emotiva. Chi vi partecipa, chi si allena con me deve necessariamente scoprire e usare questo strumento indispensabile per ognuno di noi nella vita di tutti i giorni.
Ecco perché apprezzo tantissimo l’invito che mi ha fatto il Rotary club Monte Bianco a parlare stasera a Courmayeur dell’intelligenza emotiva.
Già il fatto che abbiano deciso di affrontare l’argomento significa che in loro l’intelligenza emotiva non manca. Questa sera la stimoleremo.

Ottimo.

A questa sera nella bellissima Courmayeur.

Comunico, dunque sono (forse)

Eventi, Riflessioni
La scienza ci dice (ma ce ne era bisogno…?) che ridere fa bene al corpo e alla mente. C’è poi l’aspetto della condivisione, della complicità, del senso di appartenenza che la risata crea tra noi. 
Ecco perché è importante potenziare il nostro senso dell’umorismo, allenandolo con una maggiore consapevolezza su cosa ci fa ridere e perché ci fa ridere.
Lo faremo martedì 7 febbraio a Roma, divertendoci e ovviamente...ridendo.
Perché il buonumore è la porta della felicità.

Ascoltare per capire e non soltanto per rispondere

Corsi, Riflessioni

Ormai non ascoltiamo più, non ce ne frega nulla di quello che l’altra persona pensi o stia per dire. Non vediamo l’ora di dire la nostra e peraltro la diciamo senza pensare a come dirla. Un disastro relazionale. Elefanti in una cristalleria.
Bisogna riappropriarsi della capacità di ascoltare. Come? Facile.
Esercizi belli, semplici, divertenti e interessanti, in cui anche i social hanno il loro importante ruolo. Sì i tanto vituperati social.
Ascoltare le parole, la musica che c’è attorno alle stesse, dimostrare attenzione e abituarsi a pesare le parole.
Questa è l’arte del rispetto per se stessi e per gli altri.

Più Jomo e meno Fomo

Riflessioni

Praticare la JOMO per combattere il pericolo della FOMO.

Secondo uno studio recente, almeno il 56% delle persone che utilizza i social media soffre della FOMO. FOMO, fear of missing out, ossia la “paura di perdersi qualcosa” che sia una notizia, un compleanno, un evento, un post ed altro ancora. La sindrome che rischia di sfociare in ossessione dell’esserci e di non perdere il contatto con tutto ciò che rapidamente succede ovunque, per evitare di sentirsi isolati.
Un’autentica nevrosi di cui rischiamo di essere schiavi, con i social che invadono la nostra vita quotidiana e, spesso, la avvelenano.
Ecco perché bisogna vivere la JOMO, joy of missing out, la gioia di vivere il momento e di gustarselo, senza condizionamenti e distrazioni che non ci fanno più essere lì dove siamo. Io sono uscito da più di un anno da twitter, da più di un mese da Facebook, non sono mai stato su Instagram e menchemeno su Tik Tok, eppure vivo e vivo bene e meglio il presente. Più concentrato sul momento che diventa la vera essenza della vita. Tornerò probabilmente su qualche social (su Linkedin ci sono in quanto professionista) ma avendo imparato a essere lì senza perdermi il momento reale e senza la frenesia (sbagliata) di fare parte di un qualcosa di più grande che in realtà non esiste e si nutre dell’effimero.

Meno Fomo e più Jomo

Consulenze, Corsi, Riflessioni

Ragazzi, non buttatevi via.

In primavera ho vissuto come formatore un’esperienza umana fantastica, in un corso di ventenni diplomati in istituti tecnici e per prepararli alla loro assunzione organica in una grande azienda.
Quasi 100 ore di formazione per lavorare con i ragazzi sul fronte della leadership, del lavoro di gruppo, del rispetto reciproco e della capacità comunicativa.
Non è stato un percorso facile. Ragazzi svegli ma a vent’anni già disillusi, con tanta energia dentro ma gestita male nei comportamenti, nel linguaggio, nelle aspettative.
Abbiamo quindi lavorato assieme sulle loro motivazioni, sulle loro ambizioni e sui loro talenti.
Il fatto che il percorso scolastico degli istituti tecnici incanali freddamente molti ragazzi verso un’immagine di se stessi di basso profilo, in cui l’autostima, anche inconsciamente, va a finire sotto le suole delle scarpe, non deve far sì che si sentano autorizzati a buttare via i loro sogni, la loro ricca personalità e la propria intelligenza.
Se all’inizio il mio invito a “non buttarsi via” è suonato loro strano, alla fine hanno capito.
È per il loro futuro. 

Commenti

La comunicazione al Pronto soccorso

Corsi, Riflessioni

È capitato anche a me di essere al Pronto soccorso per un mio caro e ho constatato amaramente la freddezza degli operatori che non aiuta la situazione.
Certo, da capirli, lavorano in condizioni proibitive ma ciò non giustifica atteggiamenti di indifferenza verso le preoccupazioni dei parenti, spesso tenuti all’oscuro di tutto e vissuti come un fastidio.
La capacità di comunicare in maniera empatica degli operatori non è pertanto “solo” una questione di rispetto ma anche un efficace strumento per evitare o attenuare situazioni di tensione e prevenire aggressività e ostilità.

Ottima iniziativa, quella del Niguarda.

UN RIMPATRIATA TRA AMICI

Biografia, Eventi, Riflessioni

Era il Gennaio del 1994 e, grazie al compianto amico Mario Pogliotti, grande giornalista e autore televisivo (fu lui assieme a Bruno Voglino a scoprire, ad esempio, Massimo Troisi), tendemmo “un trappolone” a Piero Angela.
Approfittando di una sua presenza a una conferenza, lo invitammo con Mario a bere e mangiare qualcosa nel nostro mitico Caffè teatro Duit, tappa ormai d’obbligo delle personalità del mondo della cultura e dello spettacolo di quegli anni.
Ma lì c’erano, guarda caso, una pedana, una tastiera e un microfono ai quali Piero Angela non seppe resistere, complice il bel clima intimo che si viveva nel nostro locale.
Si esibì, tra l’incredulità e l’emozione dei presenti, assieme a Mario, ricostituendo dopo tanti anni, per pochi meravigliosi minuti, parte di un gruppo di amici che fece epoca a Torino negli anni ‘50 e’60, con anche Enzo Tortora e Fred Buscaglione e quella fu ed è una delle ciliegine miliari sulla torta della nostra carriera. La scenografia di Milo Manara a fare da sfondo. Che film.
Non amò questa foto e ci rimproverò bonariamente, dicendo che era una rimpatriata tra amici e tale doveva rimanere e aveva ragione ma come resistere a immortalare un momento del genere?
“Una rimpatriata tra amici” e che amici…