La scuola che sogno

Consulenze, Corsi, Eventi, Riflessioni

Ho appena terminato una fantastica esperienza con un Istituto comprensivo di Roma.
Docenti straordinari, motivati, desiderosi di crescere personalmente e professionalmente, per il bene loro, dei ragazzi e della scuola.
Neanche le pause volevano fare, tanto era la voglia di partecipare in maniera interattiva.
Ecco, quando si parla di intelligenza emotiva, si parla di questo. La consapevolezza di dover e poter migliorare, per brancolare sempre meno nel buio.
Perché l’insegnante è per i bambini e i ragazzi un faro nella notte. Deve sempre essere illuminato e indicare la rotta.

Partire dalle scuole, per relazioni più positive

Consulenze, Corsi, Riflessioni

In giro per l’Italia a lavorare con gli insegnanti, non “per riempire teste vuote ma per creare vuoti nelle teste”.
Sì, più che un lavoro, per me è una sorta di missione: lavorare con gli insegnanti e il personale amministrativo delle scuole di tutta Italia, per cercare di rendere loro la vita professionale più serena e per preparare i bambini e i ragazzi a un futuro fatto di scelte consapevoli, rispetto per se stessi e per gli altri e conoscenza dei propri talenti.
Adoro.

Comunico, dunque sono. Si riparte!

Eventi, Riflessioni

Questo autunno si è ricominciato finalmente, in giro per la bella Italia, con i corsi e le consulenze in presenza, fatto che per chi si occupa di comunicazione è ovviamente molto importante. E si ricomincia anche con la conferenza show Comunico, dunque sono. Sarò quindi nella mia bella Valle d’Aosta, fonte di ispirazione e buen retiro.

I mezzi di informazione, i social, noi: quanto è importante la comunicazione al giorno d’oggi e quanto influiscono i mass media sulla nostra quotidianità, sulla nostra privacy e sulle nostre credenze? Ne parleremo sabato 20 e lo faremo con il sorriso, perché già di cose tristi il mondo abbonda…

L’erotica dell’insegnamento

Consulenze, Corsi, Riflessioni


Condivido in pieno l’opinione di Massimo Recalcati. Un insegnante deve “aprire vuoti nelle teste, aprire buchi nel discorso già costituito, fare spazio, aprire le finestre, le porte, gli occhi, le orecchie, il corpo, aprire mondi, aprire aperture impensate prima.”
Il sapere non come un insieme di nozioni, di cui allieve e allievi devono fare indigestione, ma come un “oggetto” da desiderare: dobbiamo, e vale a ogni età, voler sapere, voler sapere sempre di più.
L’erotica dell’insegnamento, la passione, il fuoco, la curiosità. Ecco cosa deve saper infondere nei bambini e nei ragazzi l’insegnante.
Nei miei corsi di aggiornamento per docenti che riprendo in tutta Italia, le riflessioni di Recalcati saranno le mie e degli insegnanti.
La scuola come il fantastico e reale mondo del saper vivere.

Un poco talebani, in fondo, in fondo lo siamo anche noi…

Riflessioni


I talebani sono l’esempio tragicamente lampante di quanta differenza ci sia tra l’essere umano tecnologico e quello progredito dal punto di vista dell’intelligenza emotiva.
Viviamo un tempo di forti innovazioni tecnologiche, chi più chi meno sa usare lo smartphone, internet, i social. Siamo ovunque, qui, lì, dall’altra parte del mondo, in tempo reale. Siamo figli e protagonisti di uno sviluppo incredibile ma analfabeti e fermi a migliaia di anni fa dal punto di vista della realtà reale, dalla capacità di raziocinio e di gestione delle relazioni con gli altri partendo da se stessi. I talebani, scrivevo, ne sono la forma estrema di questa dicotomia tragica e pericolosa. Sanno usare benissimo la tecnologia a disposizione, quantomeno la cosiddetta classe dirigente, eppure il loro animo, la loro mente sono chiusi in un buio antico, senza di vie di uscita. Lo sviluppo dell’essere umano non seguito dal progresso del suo modo di vivere e di esserci su questa terra. Talebani, a modo nostro rischiamo di essere anche noi, in questi Paesi europei e liberali. Siamo fortunati di essere nati e cresciuti qui, liberi di esprimere il nostro pensiero e il nostro modo di essere senza che qualcuno venga a prenderci a casa e farci scomparire. Conosciamo bene la tecnologia, eppure siamo ignoranti o deficitari dal punto di vista emozionale. L’intelligenza emotiva non si sa neanche che cosa sia, soprattutto noi uomini, non la si allena e poi se ne vedono le conseguenze, a volte tragiche. Discutere con i talebani è semplice dal punto di vista tecnologico, impossibile dal punto di vista mentale. Il loro buio è profondo, angosciante e senza vie di uscita.
Noi invece possiamo crescere e trovare la luce ma lo si deve fare sin dalla scuola in cui anche i docenti devono esserne consapevoli perché se il loro buio avvolge anche i bambini e i ragazzi, allora lo sviluppo continuerà a non essere accompagnato e avvolto dal progresso e non sarà un bella cosa.

L’intelligenza emotiva a scuola: questa sconosciuta

Riflessioni

Eh già, si chiama intelligenza emotiva, sconosciuta e quindi trascurata e abbandonata.
Eppure, come accade in altri Paesi, dovrebbe essere al centro dell’attività didattica ed educativa della nostra scuola, sin dall’infanzia.

“Cosa ce ne facciamo dei ragazzi che prendono 10, 9, 8 a scuola, se non sono in grado di intervenire quando viene fatto del male ad un compagno, quando hanno delle prestazioni eccezionali ma non hanno strumenti per aiutare un loro amico e riconoscere un bisogno. Si punta troppo sulle prestazioni e troppo poco sui sentimenti, troppo egoismo e impoverimento emotivo. Un figlio prima deve diventare un uomo inteso “persona con valori”. Non puntiamo solo sulle prestazioni”.
Piero Angela

No, la fortuna e il fato non sono dispositivi di sicurezza.

Consulenze, Corsi, Riflessioni

Le recenti tragedie accadute (funivia del Mottarone e i vari incidenti mortali) e quelle che si registrano purtroppo ogni giorno sul lavoro, ci insegnano ancora una volta che l’affidarsi alla fortuna, al fato o all’esperienza non solo non basta a evitare incidenti più o meno gravi ma rappresenta esso stesso elemento di pericolo. Ecco perché occorre lavorare sulla consapevolezza e sulla responsabilizzazione delle figure della sicurezza. La percezione del rischio non è solo un fattore probabilistico ma anche e soprattutto emozionale. Ognuno di noi interpreta un rischio che accada un incidente secondo la propria percezione che è diversa da quella degli altri. E’ da questa considerazione che occorre partire per una prevenzione più efficace.
Le figure della sicurezza devono quindi lavorare sulla propria consapevolezza e su quella degli altri, per una comunicazione più persuasiva.
Lo devono fare, per loro e per tutti i lavoratori.