Ispirare per condividere

Riflessioni

Quando nei miei corsi parlo di leadership che ispira mi riferisco a questo…
Perché non basta definirsi leader, occorre esserlo.

Il messaggio che i neo assunti di Apple trovano il primo giorno di lavoro:

C’è il lavoro e c’è il lavoro della tua vita. Il genere di lavoro che ha le tue impronte dappertutto. Il genere di lavoro su cui non farai compromessi. Per cui sacrificheresti i tuoi fine settimana. Questo è il lavoro che troverai da Apple. Le persone vengono qui per mettersi in gioco. Vengono per buttarsi a testa bassa. Vogliono che il loro lavoro porti a qualcosa. Qualcosa di grande. Qualcosa che non potrebbe succedere altrove.

Benvenuto da Apple.

L’arte della retorica nel mondo del virtuale

Eventi, Riflessioni

Da centinaia di anni c’è un angolo in Hyde Park a Londra in cui la domenica chiunque, portandosi una scaletta come podio, può intervenire per esprimere al pubblico, curioso e attivo, la propria opinione. E’ l’arte della retorica e del confronto costruttivo, acceso ma sempre educato. E’ la magia della parola e del ragionamento, in una società sempre più virtuale e votata al concetto superficiale. E’ l’uomo contro la scimmia.

Occorre dare energia, là dove ci sono scoramento e disillusione

Corsi, Riflessioni

Nei miei interventi in azienda e tra gli insegnanti, incontro, all’inizio, quasi sempre scoramento, diffidenza e poca attenzione da parte degli over 50. E’ naturale, ovvio. Ho 54 anni e capisco quanto sia difficile trovare entusiasmo e forza di voler crescere. Eppure si può, si deve. Lo dobbiamo a noi stessi e agli altri che ci frequentano, in famiglia, come amici o colleghi. Ne va il miglioramento della nostra vita relazionale. Bisogna trovare nuove motivazioni, nuove energie, per poter vivere meglio. Non lo si deve fare per gli altri ma per se stessi e così lo faremo anche per gli altri. E questi lo percepiranno, in positivo. Sì, si può.

LA SPERANZA NON MUORE MAI?

Riflessioni

Secondo Martin Seligman “papà” della psicologia positiva, le nostre generazioni sono molto più depresse e pessimiste di quelle di cento anni fa. Dato statistico e sociale che di primo acchito stona, considerando la miseria, le malattie, le guerre, le sofferenze che imperversavano in quell’epoca.
Eppure è proprio così.
La spiegazione sta nella radicalizzazione di una visione di vita sempre più individualista e egoista che lascia poco spazio al senso di comunità e di aiuto reciproco.
Conseguenza: quando si è in difficoltà ci si sente sempre più soli, abbandonati, in balìa degli eventi.
Viene meno la speranza e quando cessa la speranza…